mercoledì 2 giugno 2010

Una guerra non dichiarata: la battaglia di Khalkhin Gol

Salve a tutti. Altri problemi tecnici e impegni vari mi hanno costretto ancora una volta a ritardare la pubblicazione di questo post; spero di riuscire a fare di meglio per quanto riguarda il prossimo. L'argomento di oggi è un conflitto importante ma poco conosciuto. Nel biennio 1938-39 l'attenzione dell'Europa e del mondo occidentale erano puntati, ovviamente, principalmente su Germania ed Italia e sul pericolo sempre maggiore che esse rappresentavano. Anche il Giappone era impegnato in una guerra imperialista contro la Cina, e il pericolo non era certo sottovalutato da parte degli Stati Uniti. Tuttavia esisteva in estremo oriente un teatro di tensione secondario abbastanza oscuro, di cui ancora oggi pochi conoscono anche solo l'esistenza: sto parlando del confine nippo-sovietico nella Manciuria del nord; qui, appunto tra il 1938 e il 1939, si svolse uno strisciante conflitto armato noto come Guerra di Confine Nippo-Sovietica, culminato in una vera e propria battaglia sul fiume Halka (chiamato dai sovietici Khalkhin Gol) che vide coinvolto uno dei protagonisti principali degli anni seguenti, il comandante sovietico Georgi Zhukov (che vedete nella foto).

La rivalità tra Tokyo e Mosca (o San Pietroburgo) era di lunga data; come abbiamo già visto in precedenza, il primo importante conflitto tra le due potenze, la Guerra Russo-Giapponese del 1904-5, si era conclusa con il clamoroso successo del Giappone, che aveva così posto le basi del suo impero coloniale in oriente. La Rivoluzione d'Ottobre aveva portato ad un cambio di governo in Russia, ma la rivalità non era certo diminuita, e si era anzi acuita quando il Giappone aveva invaso ed occupato la Manciuria, installandovi lo stato fantoccio del Manchukuo; il risultato era che ora i due contendenti condividevano un lungo tratto di confine, perdipiù definito in termini non chiari.
Fu proprio una disputa di confine ad aprire il conflitto nel 1938: il territorio conteso si trovava presso il lago Khasan o Chasan, e in particolare erano oggetto delle mire sovietiche le alture di Changkufeng, una serie di colline che dominavano il porto coreano di Najin. L'ordine di occupare le alture, inviato via radio, fu intercettato dalle forze giapponesi e l'Armata del Kwantung ordinò alla sottoposta Armata di Corea di sloggiare i sovietici dalle nuove posizioni, che erano state nel frattempo fortificate.
Il primo scontro di quella che divenne nota come Battaglia del lago Khasan in Unione Sovietica e Incidente di Changkufeng in Giappone fu combattuto il 29 luglio del 1938, quando un primo assalto giapponese fu respinto; due giorni dopo però un nuovo attacco fu compiuto dalla 19° divisione giapponese, e questa volta i sovietici furono costretti a ritirarsi; in particolare il Colonnello Kotoku Sato, con il suo 75° reggimento, intraprese una sortita notturna da manuale contro una posizione fortificata, e le tattiche da lui utilizzate divennero materia di insegnamento nelle accademie militari giapponesi. Alla fine i sovietici inviarono forze aggiuntive, e riuscirono a respingere i giapponesi arrivando ad una situazione di stallo, in seguito alla quale entrambe le forze concordarono una tregua; il comandante sovietico, Vasily Blücher, fu incolpato della cattiva prestazione delle proprie forze e in seguito arrestato e giustiziato. Ma questo era stato soltanto un primo scontro, che aveva anzi invogliato i giapponesi a tentare nuovi attacchi sul confine.
Dopo una serie di innumerevoli piccoli incidenti, nel 1939 si verificò lo scontro decisivo. Questa volta oggetto della disputa era il confine occidentale del Manchukuo con la Repubblica Popolare di Mongolia (allora un satellite dell'Unione Sovietica), che i giapponesi ritenevano essere il fiume Halka o Khalkhin; i sovietici lo consideravano invece spostato di alcuni chilometri a est, presso il villaggio di Nomonhan. Questa situazione era destinata ovviamente a provocare incidenti, tanto più che l'armata giapponese del Kwantung, responsabile del settore, godeva di una autonomia pressoché totale dal governo giapponese ed era ben disposta a reagire aggressivamente a qualsiasi provocazione.
L'incidente che diede inizio all'escalation avvenne l'11 maggio 1939, quando una pattuglia di cavalleria mongola penetrò nella zona contesa per recuperare alcuni cavalli; la cavalleria del Manchukuo la respinse, ma due giorni dopo i mongoli ritornarono in forze. Il 14 il colonnello Azuma intervenne con due reggimenti, costringendo i mongoli a ritirarsi nuovamente, ma quando il 28 Azuma tentò di scacciare nuovamente gli avversari, nel frattempo tornati, si trovò ad essere circondato e dovette ritirarsi con tremende perdite. A questo punto entrambe le parti erano decise ad uno scontro di grande portata, e cominciarono ad ammassare le proprie forze; da parte sovietica, in particolare, fece il suo ingresso in campo il Comcor (Comandante di Corpo d'armata) Zhukov, che condusse con se il I Corpo con truppe motorizzate e corazzate.
Le ostilità ripresero il 17 giugno, quando i giapponesi lanciarono una serie di attacchi aerei con l'intento di neutralizzare l'aviazione sovietica nell'area; questi attacchi ebbero notevole successo e dimostrarono la sostanziale superiorità giapponese, quanto a mezzi e addestramento dei piloti. Ma a terra la questione era alquanto differente: quando, alla fine del mese, il Tenente Generale Komatsubara sferrò un attacco avvolgente, con l'intento di circondare i sovietici, Zhukov lanciò un contrattacco con più di 400 tra carri e autoblindo; i giapponesi, poco equipaggiati nei combattimenti controcarro, si trovarono in grave difficoltà e corsero il rischio di essere circondati ad ovest del fiume Halka. I nipponici fallirono completamente il loro attacco e quando riuscirono a ritornare alle loro posizioni ad est del fiume, avevano subito serie perdite. Un nuovo attacco sferrato il 23 luglio fallì ancora una volta miseramente, nonostante un intenso supporto di artiglieria.
Falliti gli sforzi nipponici, l'iniziativa passava ai sovietici. Zhukov si preparò a sferrare un offensiva che mettesse fine una volta per tutte allo scontro, e per farlo dovette innanzitutto migliorare la sua situazione logistica: la base più vicina era infatti a più di 650 km di distanza e durante il protrarsi degli attacchi avversari il comandante sovietico raccolse migliaia di autocarri con il compito di fare la spola tra la base di operazioni e le sue forze. Oltre ai mezzi di trasporto erano anche giunte in grande quantità le forze corazzate sovietiche, in forma di cinque brigate, delle quali tre corazzate e due meccanizzate, che Zhukov schierò sui suoi fianchi con l'intento di sferrare un doppio accerchiamento; questa imponente massa corazzata, quasi 500 carri, non era stata assolutamente notata dall'intelligence nipponica, e i giapponesi non si aspettavano minimamente una simile mossa nemica.
L'attacco sovietico fu sferrato il 20 agosto; mentre le truppe sovietiche al centro, con il supporto dell'aviazione, tenevano inchiodato il grosso delle forze giapponesi, le ali attraversarono il fiume e aggirarono gli avversari, ricadendo sulle retrovie nemiche e ricongiungendosi presso Nomonhan, circondando così la 23° divisione giapponese (nella seguente foto potete vedere un carro sovietico che attraversa il fiume)
A nulla valsero i disperati tentativi di rompere il cordone, e il 31 agosto le truppe nipponiche nella sacca erano state completamente annientate; i sovietici occuparono il territorio conteso fino al confine da loro rivendicato, quindi le due parti negoziarono il cessate il fuoco il 15 settembre, culminato poi nella firma di un patto di non aggressione.
Questa grave sconfitta giapponese passò quasi inosservata, visti gli avvenimenti ben più sensazionali che stavano avvenendo in Europa, ma ebbe conseguenze di fondamentale importanza per il futuro corso del conflitto: decise infatti definitivamente la lotta in seno allo stato maggiore giapponese tra i sostenitori di un'espansione verso l'Unione Sovietica e quelli di un'avanzata nel Pacifico in favore di questi ultimi. Il risultato fu quindi che l'unione Sovietica, nel 1941, potè considerare sicuro il proprio fianco orientale, concentrando tutte le proprie risorse sul fronte con la Germania; e in effetti durante la cruciale battaglia di Mosca i sovietici furono salvati anche dall'intervento tempestivo delle forze dell'estremo oriente, mandate in tutta fretta a contenere la Wehrmacht; a guidare la difesa della capitale era proprio quel Georgi Zhukov che due anni prima aveva conseguito la sua vittoria al confine con la Mongolia.

A presto.

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